Franz Kafka – Il Castello – Il Processo

Il Castello

Scritto nel 1922, Il castello è l’ultimo romanzo di Kafka, o meglio l’ultimo che ha tentato di scrivere. Infatti come America il romanzo è rimasto incompiuto, e dobbiamo al fraterno amico di Kafka, Max Brod, la conservazione di questa e di altre sue opere.

Il castello condivide diverse delle tematiche che hanno reso l’opera di Kafka l’emblema della nostra era, come il protagonista che lotta inutilmente contro un’entità dai fini indecifrabili e i personaggi sempre più grotteschi che il protagonista dovrà  incontrare, ma stavolta li immerge in un’ambientazione che pur rimanendo sempre una sovrastruttura simbolica e decisamente più evocativa, quasi da vecchia leggenda.

Ciò contrasta magnificamente con il crudo realismo di certe scene, come la spettrale visita a casa di Barnabas (sicuramente la parte più affascinante del romanzo) o la scena d’amore con Frieda.

Inoltre, pur rimanendo al di là di ogni logica umana ed epitome dell’incomunicabilità a tutti i livelli, stavolta il sistema contro cui si trova a lottare K. sembra essere più deliniato del solito: sappiamo dove risiede (il castello), ne conosciamo alcuni dei suoi abitanti (benchè  di basso lignaggio), conosciamo quello che sembra apparentemente il suo male maggiore (la burocrazia), conosciamo il motivo della venuta del protagonista al villaggio.

Ma come sempre nell’universo di Kafka, questi pochi, frammentari dettagli servono solo a concedere una piccola speranza al protagonista, prima di farlo ripiombare nella più completa impotenza di fronte ad un semplice funzionario del castello. Tante, come sempre nelle opere di K., le possibili chiavi di lettura, compresa, viste le diverse citazioni nel testo, quella teologica.

Il  Processo

Con l’Ulisse, si tratta dell’opera letteraria che ha più influenzato il nostro secolo. I due romanzi però non potrebbero essere apparentemente più diversi: prorompente,sintatticamente e semanticamente multiforme, universale e giò tesa verso il postmoderno l’opera di Joyce; scarna stilisticamente e narrativamente, intensamente personale, rigida nella costruzione e incompleta l’opera di Kafka.

Nel Processo K. è riuscito con poche scene, con pochi personaggi peraltro ambigui a costruire un struttura di segni perfetta, che si chiude lenta e invisibile sul protagonista, il quale non riuscirò mai a scoprire la sua colpa perchè questo presuppone ritrovare la sua vera identità, e nel mondo alienato di K. questo non è più possibile.

A nulla quindi, serve cercare aiuto o consolazione nella legge, nell’arte, nell’amore, nella religione; ciò non fa che rendere piò ancora più grottesco e amaro il percorso che non può che concludersi con una fine tragica ma che non ha niente dei grandi martiri del passato, ma che è anzi anonima e immersa in un silenzio assoluto.

Originariamente pubblicato nel 2008.

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