Don Rosa – Una Retrospettiva

La Walt Disney Company nei lontani anni trenta era ormai diventata un marchio celebre in tutto il mondo. Sempre in continua espansione, nel 1938 arrivò la prima filiale estera, ubicata in un paese europeo che aveva mostrato particolare affetto per l’immaginario della compagnia americana: l’Italia.

Quest’evento segnerà l’inizio di una forte presenza editoriale in territorio nostrano, che al suo apice darà vita a una scuola autoctona del fumetto con pochi eguali al mondo come talento e produzione.Nell’elevato numero di pubblicazioni Disney rilasciate nel corso degli anni, spiccava una testata dedicata a un segmento più adulto di collezionisti, Zio Paperone, la quale aveva l’ambizione di proporre con criteri filologici agli appassionati italiani le storie di Carl Barks, fumettista americano noto per aver dato i natali, tra gli altri, al papero più ricco del mondo, Scrooge McDuck.

Nel 1996, comunque, visto che il repertorio barksiano si era ormai esaurito, Zio Paperone cominciò a pubblicare le opere dei cosiddetti “eredi” di Barks, ovvero autori la cui poetica si inspirava direttamente al maestro dell’Oregon. Il primo a ricevere tale onore fu Don Rosa, cartoonist americano virtualmente sconosciuto in patria e fino a un decennio addietro neanche professionista. Pur infatti avendo già creato due serie, Lancelot Pertwillaby e Captain Kentucky, per alcuni giornali locali, l’esordio di Don Rosa nel fumetto Disney avverrà solo nel 1986 con il Figlio del Sole.

Fin dalle battute iniziali l’influenza di Carl Barks è evidente non tanto nelle somiglianze del tratto, ancora comunque piuttosto incerto, quanto nell’improvvisare nel prologo della vicenda una mostra dei cimeli ritrovati da Paperone. E naturalmente esistono pochi schemi più classici della disfida anzitutto morale tra le personalità opposte di Scrooge e Flintheart Glomgold (Cuordipietra Famedoro). Il filone avventuroso, a cui la storia fa il verso, ha sempre affascinato molto Barks, sebbene l’interpretazione  di Don Rosa, costruita su dinamiche sequenze d’azione che hanno come teatro ampi set-pieces, risulti maggiormente vicina alla tradizione cinematografica e animata del genere.

Negli anni successivi il fumettista americano continua a riprendere, quantunque poco ambiziosamente, narrative barksiane, ottenendo i risultati migliori nel descrivere gli assurdi duelli tra Paperino e il vicino Jones (I pasticci di zucca) o gli infiniti tentativi dei Bassotti di espugnare il deposito con folli marchingegni (Un fiume di soldi). Il periodo maturo dell’autore statunitense si apre con l’Ultima slitta per Dawson, dedicata a uno dei luoghi-simbolo paperoniani, il Klondike, luogo dell’omonima corsa all’oro. E’ con quest’opera che i tentativi singoli di Don Rosa di espandere l’universo Barksiano iniziano ad assumere le forme di una coerente mitologia incentrata sulle memorie di un personaggio d’altri tempi come Scrooge, per il quale ogni singola monetina custodisce un magnifico ricordo.

Malgrado le incomprensioni con Gladstone riguardo i compensi e i diritti delle storie, Don Rosa seguita ad affinare i tre poli della sua arte. Oltre alle nostalgiche rivisitazioni di luoghi barksiani, come Ritorno a Xanadu, troviamo infatti anche il ritmo indemoniato delle gag surreali di Su un piatto d’argento e soprattutto di Accade al grattacielo De Paperoni, quest’ultimo una sorta di omaggio a comici americani di inizio secolo come Harold Lloyd, nonché il racconto delle origini coloniali di Paperopoli in Sua maestà De Paperoni.

Il maggior interesse che la sua produzione suscitava nel vecchio continente esortò Don Rosa a lavorare con il gruppo danese Egimont. Nel 1991 cominciò quindi finalmente a venir pubblicato, in dodici capitoli, il magnum opus del cartoonist americano, La Saga di Paperon De Paperoni.

La poetica di Don Rosa tocca, sotto molteplici punti di vista, l’apice con The Life and the Times of Scrooge McDuck.
Filologicamente, le opere di Barks non vengono più usate per raccontare episodi singoli del glorioso passato del celebre magnate, ma altresì per delinearne cronologicamente l’intera vita, ricorrendo anche a eventi, come la nascita, e a personaggi, come i più oscuri antenati di Scrooge, accennati in precedenza dall’Uomo dei Paperi seppur mai apparsi ufficialmente all’interno delle proprie storie.

Stilisticamente, il tratto del cartoonist americano raggiunge un tale livello di realismo, in particolare per quanto riguarda i dettagli anatomici dei paperi, da metterlo in totale contrapposizione con qualsiasi tradizione disney, e avvicinandolo, pur sempre nell’ambito di cinematiche iperboli visive, agli autori underground del fumetto statunitense.

Storicamente, le avventure di Scrooge coincidono con la parabola morale di una nazione: dall’ottimismo della giovinezza fino alla vecchiaia e alla decadenza del potere. Figure al centro del mito americano come l’immigrato che raggiunge la ricchezza, il selvaggio west, la corsa all’oro, le spericolate gesta del futuro presidente Theodore Roosvelt, la fondazione di un nuovo paese su una collina, la statua della libertà, rappresentano per il giovane Paperone fonti continue di ispirazione e tentazione.

Narrativamente, Don Rosa imposta in pochi momenti topici l’evoluzione psicologica di Scrooge: la nascita in una famiglia povera e il faticoso guadagno del primo cent, che lo porta a credere nell’onesta via al successo; la corsa all’oro e l’abbandono da parte dei vecchi amici, ormai invidiosi della sua ricchezza; la perdita dell’innocenza con il tradimento di Cuordipietrafamedoro e la morte dei genitori; il ritorno definitivo in America dopo essersi accorto di non avere più radici in Scozia; la devastazione del villaggio dei nativi, l’unica malefatta della sua esistenza, che porta le sorelle ad allontanarsi da lui.

Nell’ultimo capitolo della Saga, ingegnosamente ambientato il giorno dopo la prima apparizione di Paperone nella storia Il Natale di Paperino sul Monte Orso, Scrooge si ritrova completamente solo a ricordare nostalgicamente il Klondike in una sfera di vetro, mentre un telegiornale riassume la storia di Paperopoli. Don Rosa quindi associa esplicitamente il nostro eroe a una delle figure maggiormente complesse del subconscio americano, Charles Foster Kane, anch’egli vittima della propria grandezza.

Eppure Paperone dimostra alla fine del racconto di non aver dimenticato il suo straordinario passato.Convinto, a differenza del cinico Paperino, che il mondo odierno offra ancora meravigliose avventure, decide, nonostante la vecchiaia avanzata, di uscire dal suo isolamento e di riaprire il deposito, tornando pienamente in attività. I lavori degli anni finali di Don Rosa sono contraddistinti, in particolare all’interno di storie come Il cavaliere nero e Alla ricerca di Kalevela, da un continuo intensificarsi dell’azione, dove ogni singola vignetta è letteralmente colma di particolari e di espressioni facciali, nonché da una sempre maggiore enfasi sulla ricostruzione storica.

Gli ormai canonici tentativi di rielaborazione dell’universo di Barks si concludono invece in Una lettera da casa, l’unica delle diverse appendici aportare avanti cronologicamente The Life and Times of Scrooge McDuck, che vede Paperone finalmente ricongiungersi con la sorella e fare pace con sè stesso; mentre l’ultima storia dell’autore statunitense, La prigioniera del fosso dell’agonia bianca, tratta ancora il Klondike, chiudendo idealmente un ciclo iniziato quasi vent’anni prima con L’ultima slitta per Dawson. Il cartoonist americano si ritira definitivamente nel 2008 a causa di problemi alla vista e incomprensioni con l’editore per quanto riguarda i compensi.

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Keiji Nakazawa – Gen di hiroshima

Gen di hiroshima è il resoconto di Keiji Nakazawa di ciò che gli è accaduto prima e subito dopo le due bombe atomiche sganciate su hiroshima e nagasaki.

Una testimonianza oculare quindi. Una di quelle vere, prive di qualsiasi mediazione linguistica o visiva. Un’opera popolare, narrata tramite vecchie canzoni, farse scatologiche, squarci di grezza violenza, e che proprio per questo splende di una bellezza propria e trascendentale, non di un becero realismo.

Le prime pagine sono una perfetta esposizione di quanto appena detto. Il padre di Gen va ubriaco alle esercitazioni perchè nessuno potrebbe reggere da sobrio all’assurdità di un personale militare che crede di respingere un eventuale attacco alleato con canne di bambù. Gen strappa a morsi le dita dei terribili vicini che hanno appena buttato nel fiume il carro con i zoccoli fatti dal padre. Il padre stesso viene portato in prigione e picchiato perché contrario alla guerra.

Una guerra che divide, che porta i fratelli di gen ad essere evacuati in campagna o lavorare nelle fabbriche d’armi, che porta Gen stesso a dubitare delle ragioni del padre perchè sono tutti a favore del conflitto, che porta i suoi compatrioti stessi ad essere i suoi primi nemici. L’unico che cerca di aiutare la famiglia di Gen è un coreano, la cui terra è stata invasa dal Giappone.

In qualche modo comunque Gen e i suoi vanno avanti. Ma la bomba incombe. Gen sfugge casualmente all’esplosione, ma le strada di hiroshima sono diventate teatro di un’enorme tragedia. Le incredibili immagini che scorrono in queste pagine mostrano cadaveri viventi la cui pelle si stacca ,una bambina alla quale sono rimaste conficcate centinaia di pezzi di vetro, un enorme cavallo imbizzarito in fiamme, uomini che cercano ristoro nel fiume ma che finiscono per sciogliersi nell’acqua. I pochi superstiti vengono attaccati dalle radiazioni e dai vermi. In questo chaos,la madre di gen da alla luce un’altra figlia, nata subito dopo l’esplosione. La vita che ha la meglio sulla morte.

E cosi si conclude il primo volume.  Gli altri 3 volumi costituiscono una sorta di lungo appendice, concentrandosi sugli stessi temi e offrendo altre preziose e straordinarie sequenze.

Alla fine a Gen muore anche un altro familiare. Ma Gen non molla. Come il proprio paese, il ragazzino continua a percorrere il suo cammino cantando, ben sapendo che c’e qualcosa ancora che lo aspetta al di là dell’orizzonte.

Hideji Oda – Il Mondo di Coo

Il mondo di Coo è un manga di Hideji Oda, pubblicato in Italia nel 2002 da Coconino. Un’adolescente giapponese, Renei, che ha perso da un anno il fratello cui era molto legata, è ansiosa perché si appresta a frequentare il primo anno di scuola media. Ma, come Alice o Dorothy prima di lei, in un momento importante per la sua crescita si ritroverà in un mondo fantastico e ricco di contrasti, come solo la psiche di una ragazzina può crearlo.

Qui incontrerà un giovane che assomiglia al fratello morto, ma i teneri ricordi d’infanzia lasceranno il posto a un vero essere umano, con i suoi problemi e desideri, rappresentati, in congiunzione con quelli di Renei, attraverso singolari figure: un enorme mostro che fa un solo passo al giorno per svegliare all’alba gli abitanti del villaggio; un uomo sotterrato del quale vediamo solo la testa che legge un libro su cui non è scritto nulla;  gli abitanti di un paese che credono di potere risolvere i contrasti nei rapporti umani dando a ognuno una bomba da portarsi addosso.

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Un vero e proprio viaggio alla scoperta del proprio io, al termine del quale c’è l’accettazione della morte e l’inizio della pubertà.

Il secondo volume si apre con due eventi paralleli che riportano Renei nel mondo di Coo. Sia lei che una sua compagna di scuola emarginata vengono infatti rifiutate dal ragazzino di cui sono innamorate. La compagna reagisce tentandosi di suicidarsi, ma cadendo dal palazzo della scuola colpisce Renei, fondendosi idealmente con essa: la ragazza emarginata diventa perciò una sorta di  lato oscuro della protagonista, una seconda personalità disposta a tutto pur di comprendere l’universo enigmatico delle relazioni tra adulti.

il mondo di coo Hideji Oda

L’approccio più intenso e realistico di questo secondo libro consente di fare emergere in superficie temi e pulsioni in precedenza solamente accennati o trasfigurati.

Il mondo di Coo ha avuto un seguito, a Patch of Dreams, sfortunatamente mai pubblicato in Italia.