Kafka sulla spiaggia – La Fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie – Haruki Murakami

Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami è un perfetto esempio di letteratura postmoderna: I personaggi principali sono alla ricerca della propria identità, i personaggi secondari sono figure che possono assumere diverse forme, le citazioni artistiche e filosofiche convivono con quelle popolari, le tematiche sono allo stesso tempo universali e personali, generi letterari anche apparentemente antitetici tra di loro convivono (o sono in competizione) perfettamente o quasi, un latente erotismo che si mostra spesso e volentieri, continua decostruzione degli archetipi culturali.

Tutti elementi che sicuramente attirano gli appassionati del genere. Al tempo stesso però come i migliori lavori dell’autore giapponese Kafka on the Shore riesce sempre a mantenersi accattivante e coinvolgente anche per chi cerca semplicemente una storia densa di emozioni che  racconta di un ragazzo, Kafka Tamura, il quale scappa di casa deciso  a ritrovare la sorella e la madre, e di Nakata, un vecchio un po’ strano e capace di parlare ai gatti a causa di un incidente avvenuto durante la seconda guerra mondiale. I due, nonostante la quasi magica connessione che vi è tra di loro, sono comunque destinati a non incontrarsi mai.

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La fine del mondo e il paese delle meraviglie narra a capitoli alternati apparentemente di due universi opposti: Il primo tipicamente sci-fi in cui il protagonista è stato sottoposto a sua insaputa ad un esperimento per nascondere nella sua coscienza importanti informazioni della megacorporazione per cui lavora; Il secondo surreale in cui un giovane che è appena arrivato in un solitario paese al di fuori del quale non sembra esistere nulla. Ma in realtà le due storie e i due protagonisti senza nome hanno una precisa e particolare connessione.

In questa ambiziosa opera scritta nel 1991, Murakami tratteggia una struttura perfettamente postmoderna, decostruendo i luoghi comuni e lo stile del cyberpunk (un giovane coinvolto in una vicenda più grande di lui, la visione pessimistica del futuro della società e della tecnologia) e del racconto poetico (il protagonista e i pochi comprimari impegnati in attività profondamente simboliche, un mondo interamente immerso nella natura) per creare la simmetrica rappresentazione di un continuo contrasto interno ed esterno, di una coscienza finalmente destinata a dissolversi nel proprio io.

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