Winfred Sebald – Gli Emigrati – Gli Anelli di Saturno

In quest’epoca digitale, dove hanno un ruolo prevalente le immagini, gli ipertesti, i narratori inaffidabili e l’assenza della memoria, uno scrittore come Winfred Sebald si rivela essere straordinariamente attuale.

Le sue opere rappresentano un fragile punto d’incontro tra storia, raccontata tramite frammentarie testimonianze scritte e vecchie fotografie prive di titolo che interrompono il testo, e fantasia, la quale subentra per creare misteriosi rimandi cronologici nelle vite dei personaggi.

Al centro di queste diramazioni c’e sempre la figura dell’autore, un emigrato che con i suoi continui viaggi, reali o letterari, cerca di riflettere sull’impatto di un secolo di cambiamenti sulla nostra identità.

La forza dirompente delle proprie idee lo hanno portato ad accusare, in certi interventi, il suo paese di aver rimosso orrori come l’olocausto e i bombardamenti alleati su Berlino.

Il primo testo in prosa di Winfred Sebald,Vertigini (1990), è già riconducibile ai leitmotiv delle pubblicazioni successive, ma è con la traduzione inglese (1996) de Gli Emigrati, che lo scrittore si porta all’attenzione della critica internazionale.

Il libro è un’ipotetica relazione sugli incontri con quattro esuli tedeschi, i cui nomi danno il titolo ai capitoli: Henry Selwyn, un dottore ossessionato dalla morte di una sua guida; Paul Bereyter, un ebreo che ritorna in Germania per la seconda guerra mondiale; Ambros Adelwarth, un impiegato talmente legato al figlio dei banchieri semiti per cui lavora che decide di finire i suoi giorni nello stesso manicomio dove egli è ricoverato; Max Ferber, un anziano pittore che consegna a Sebald vecchie lettere della madre.

Nel tempo presente della narrazione tre dei protagonisti sono già deceduti. L’ultimo, Ferber, sta morendo. I personaggi devono la loro condizione all’essere vissuti in un periodo buio dell’umanità, dove i dolori e le ossessioni personali risultano proiettati sulla tragedia collettiva dello Shoah: pur non essendone direttamente coinvolti – nessuno di loro è mai stato nei campi e Ambros non è neanche ebreo – i quattro personaggi sono condannati, da emigranti, a ripetere l’antica diaspora israelita e a vivere lontani dalle proprie origini.

sebald

Una foto dello scrittore

Con Borges, al quale è stato accostato, Sebald condivide un certo gusto per le possibilità irrealizzate, l’importanza data alla memoria universale, il plasmare le sue maschere da figure reali, le citazioni di altri scrittori, sebbene rispetto al vate argentino ci sia meno enfasi sul surreale e gli eventi in sé non abbiano niente di eccezionale: sono le coincidenze a esserlo.

Il terzo romanzo, Gli anelli di Saturno (1996), è incentrato sul viaggio dello scrittore nel Suffolk, una sperduta contea britannica. Si tratta di un ritorno, per essere più precisi, in quanto Sebald ha vissuto 30 anni in queste terre.

Il sottotitolo, “Un pellegrinaggio in Inghilterra”, chiarisce le intenzioni mistiche dell’autore, che nonostante rinunci in quest’ultimo libro alla quadripartizione e ai personaggi-guida, traccia come di consueto una fitta rete di collegamenti storici e letterali, ai quali fanno da tenue contrappunto alcune enigmatiche foto.

La tensione tra spazio e tempo che si viene a creare tramite la descrizione fisica di questi luoghi, i cui segni della crudeltà della natura sono evidenti, e le libere meditazioni sul passaggio fugace e sull’attuale assenza dell’uomo, rimane volutamente irrisolta.

Austerliz, l’ultimo libro di Sebald, racconta senza troppe innovazioni stilistiche di uno dei tanti bambini ebrei evacuati in Inghilterra nell’ambito dell’operazione Kindertransport.

L’opera letteraria dell’autore tedesco è stata ampiamente discussa negli ultimi anni del secolo, portando alcuni studiosi a considerarlo un serio pretendente per il nobel. Winfred Sebald è scomparso prematuramente in un incidente stradale nel 2001.

Advertisements

Kafka sulla spiaggia – La Fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie – Haruki Murakami

Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami è un perfetto esempio di letteratura postmoderna: I personaggi principali sono alla ricerca della propria identità, i personaggi secondari sono figure che possono assumere diverse forme, le citazioni artistiche e filosofiche convivono con quelle popolari, le tematiche sono allo stesso tempo universali e personali, generi letterari anche apparentemente antitetici tra di loro convivono (o sono in competizione) perfettamente o quasi, un latente erotismo che si mostra spesso e volentieri, continua decostruzione degli archetipi culturali.

Tutti elementi che sicuramente attirano gli appassionati del genere. Al tempo stesso però come i migliori lavori dell’autore giapponese Kafka on the Shore riesce sempre a mantenersi accattivante e coinvolgente anche per chi cerca semplicemente una storia densa di emozioni che  racconta di un ragazzo, Kafka Tamura, il quale scappa di casa deciso  a ritrovare la sorella e la madre, e di Nakata, un vecchio un po’ strano e capace di parlare ai gatti a causa di un incidente avvenuto durante la seconda guerra mondiale. I due, nonostante la quasi magica connessione che vi è tra di loro, sono comunque destinati a non incontrarsi mai.

haruki murakami kafka meraviglie

La fine del mondo e il paese delle meraviglie narra a capitoli alternati apparentemente di due universi opposti: Il primo tipicamente sci-fi in cui il protagonista è stato sottoposto a sua insaputa ad un esperimento per nascondere nella sua coscienza importanti informazioni della megacorporazione per cui lavora; Il secondo surreale in cui un giovane che è appena arrivato in un solitario paese al di fuori del quale non sembra esistere nulla. Ma in realtà le due storie e i due protagonisti senza nome hanno una precisa e particolare connessione.

In questa ambiziosa opera scritta nel 1991, Murakami tratteggia una struttura perfettamente postmoderna, decostruendo i luoghi comuni e lo stile del cyberpunk (un giovane coinvolto in una vicenda più grande di lui, la visione pessimistica del futuro della società e della tecnologia) e del racconto poetico (il protagonista e i pochi comprimari impegnati in attività profondamente simboliche, un mondo interamente immerso nella natura) per creare la simmetrica rappresentazione di un continuo contrasto interno ed esterno, di una coscienza finalmente destinata a dissolversi nel proprio io.