Roussel – Locus Solus

Come le altre opere dello scrittore francese, Locus solus è stato mal accolto dalla cultura del suo tempo, per poi venir celebrato da alcuni dei più importanti esponenti del surrealismo ed essere in tempi più recenti ritenuto una delle influenze principali dell’OULIPO. Ed in effetti Locus Solus sembra essere un mix perfetto tra le due estetiche.

Se infatti da una parte abbiamo affascinanti immagini che provengono direttamente dal nostro subconscio e da quello collettivo, rivelato tramite ancestrali narrazioni, dall’altra c’e un controllo totale sia a livello testuale che compositivo ottenuto con l’uso di regole combinatorie e arbitrarie limitazioni.

A livello strutturale abbiamo un particolare tipo di montaggio. Roussel parte da arcane descrizioni, spesso andando avanti per diverse pagine senza alcuna logica apparente. Poi, improvvisamente, quando gli eventi si sono compiuti, spiega brevemente a cosa abbiamo assistito. Solo alla fine viene svelato anche l’antefatto.

Sembra quasi che lo scrittore voglia farci vedere una sequenza di simboli il meno mediata possibile, portandoci fino alla follia per la mancanza di razionalità, soddisfando il nostro intelletto con una spiegazione solo quando l’immagine ormai ha perso il suo puro impatto. Costringendoci poi a ritornare ad ammirarla, seppur ormai disincantati.

Tale metodo compositivo si riflette anche nella narrazione, che non è altro una serie di ossessive descrizioni di complessi meccanismi le cui logiche di funzionamento sono al tempo stesso scientifiche e magiche. Lo scopo pare essere quello di dominare la natura e i suoi elementi per poter ricreare ciò che è stato e la vita stessa e quindi dare all’uomo l’immortalità.

Cantarel riesce quindi a far muovere di nuovo i muscoli facciali di Danton per dare l’illusione della parola. Ricostruisce tramite pantomine eventi mitologici o di famose personalità. Riesce a ricreare i momenti più importanti delle vite di alcuni uomini qualunque non solo rianimandoli con delle sostanze, ma costruendoci attorno vere e proprie rappresentazioni teatrali, usando scenografie e attori.

Locus solus è quindi una sorta di eterno museo dell’esperienza,dell’arte e della razionalità umana. Con le suggestioni e i frammenti del passato Rousell ci mostra il presente e il futuro Ed è anche una metafora per la modernità, divisa tra un nostalgico recupero del mito e una cieca fiducia nella tecnologia e nell’intelletto.

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