Ricordi di un casual home computer gamer

Da piccolo non ho mai vissuto pienamente il periodo d’oro del home computer. Intendiamoci, ho cominciato anche io con un glorioso Amstrad CPC 464, ma a parte che non poteva avere il fascino di un Amiga o di un Commodore 64, eravamo già nel 1989, quando ormai i titoli presenti in quel cassone antidiluviano non potevano competere con quelli disponibili per master system o megadrive, le prime due console che mi furono regalate poco tempo dopo.

Adesso, a vent’anni di distanza, mi ritrovo nuovamente di fronte a quel monitor a fosfori verdi e alla tastiera con i bottoni colorati. Non oso neanche accenderlo, ammesso che funzioni ancora. Non saprei come affrontarlo emotivamente. Si tratta una vera memoria perché è comunque una delle primissime esperienze della mia esistenza che ricordo bene? Oppure si tratta semplicemente di una mitologia imposta dalla valanga di retro pensiero a cui siamo continuamente soggetti nell’era dell’iPad? Vediamo il primo punto. Avevo sei anni. La mia idea di computer era a metà tra il sogno ipertecnologico trasmesso dalla cultura popolare e le pubblicità dei giochini elettronici. La mia felicità durò veramente poco, giusto il tempo dell’apparizione della scritta “microcomputer”. Accidenti, pensai, ma allora non è un vero computer ?

Non era un buon punto di partenza, ma nel giro di qualche mese capii cosa fosse realmente avere un HC: attendere dieci minuti per caricare un gioco, imparare il basic, copiarsi i listati dal manuale, far rimanere a bocca aperta un ignaro parente con qualche timida sequenza animata. A distanza di anni, tramite fonti passate e presenti, scoprii cosa facesse realmente lo home user cazzuto. Si scriveva i programmi da solo e li diffondeva tramite fanzine. Fondava software house e innovava il mercato con videogames tanto umili quanto preveggenti. Ma io tutto questo non l’ho vissuto. E adoro l’iPad.

L’unica conclusione può essere solo lasciare spento quel computer. In fondo devo ancora finire quel titolo del 2010, Super Meat Boy. E poi io non vivo nel passato…

Originariamente pubblicato su players nel 2010.

Advertisements